http://www.repubblica.it/scienze/2015/05/21/news/attacco_horton-114929165/?ref=HREC1-32
"Boicottate Lancet": scienziati contro la lettera dei medici al popolo di Gaza
ROMA - Durante l'operazione "Margine Protettivo", nel luglio scorso, la rivista medica The Lancet
pubblicò la "Lettera aperta al popolo di Gaza" in cui medici
italiani, britannici e norvegesi denunciavano Israele per i "crimini di
guerra" commessi e i devastanti effetti sulla popolazione civile di cui
alcuni dei firmatari erano stati testimoni diretti, raccogliendo oltre 20mila
adesioni in breve tempo. Da parte israeliana la reazione fu di chiedere
"immediata ritrattazione e pubbliche scuse". E' stato l'inizio di
un'escalation di accuse e contro-repliche che oggi, dopo un anno, è al massimo
livello di tensione - culminata nella richiesta di rimozione di Richard Horton
dalla posizione di direttore di lunga data della rivista britannica e nella
minaccia di boicottare tutte le pubblicazioni di Reed Elsevier, maggiore
editore mondiale in ambito medico e proprietario di Lancet.
"Non citate The Lancet". "Non citate The Lancet nelle vostre pubblicazioni - contiene dati
fraudolenti". Con il titolo così modificato in "Oggetto", la
mail che il 24 Febbraio 2015 il prof. Mark Pepys aveva rivolto a 58 colleghi
israeliani, fa un ulteriore e più ampio giro. Risultato: a oggi ha raccolto
circa 400 firme di accademici, tra cui 5 Premi Nobel.
Il direttore di Lancet? "Avrebbe reso orgoglioso Goebbels".
Gli articoli pubblicati da The Lancet su Israele sotto la guida di
Richard Horton per gli accademici firmatari sono "vergognosamente
disonesti e inaccettabili" e l'accusa, per il direttore, è di
antisemitismo: "Avrebbe reso orgoglioso Goebbels (la pubblicazione della
Lettera, ndr)". Di qui l'invito al sabotaggio. In concreto? Si legge nella
denuncia sporta a Elsevier: "Nessuno di noi ha l'obbligo di presentare e
fare da revisore di materiale per la pubblicazione nelle sue riviste o di fare
parte di loro board editoriali o consultivi", perché la
"collaborazione della comunità accademica (...) si basa sulla fiducia che
esse mantengano elevati standard etici e scientifici".
Le reazioni. Le reazioni sono state immediate. Il Lancet Palestianian
Health Alliance, fondato da Horton 5 anni fa e composto in larga maggioranza da
medici palestinesi, ha ribadito sul sito HandsOffTheLancet il proprio sostegno al direttore di
Lancet, in cui vedono un riferimento mondiale per la salute pubblica,
sottolineando il suo "straordinario coraggio nel riconoscere i
determinanti sociali e politici della salute, tra cui il conflitto".
Lettera o non lettera? Domanda fuorviante. La questione della ritrattazione
era stata già risolta dall'Ombudsman (l'Autorità garante di Lancet, ndr),
interpellato proprio da Pepys e da un suo collega. L'esito dell'indagine fu che
"è del tutto corretto che riviste mediche e altri media promuovano un
dibattito su questioni rilevanti per la salute, compresi i conflitti" e
che "non esistono motivi sufficienti per il ritiro della lettera". Ma
non è questo il punto. Scrivono in chiusura i medici che la questione chiave da
stabilire "riguardo all'aggressione di Gaza (...) non è se la
"Lettera aperta al popolo di Gaza" debba essere ritirata", ma
(...) se e da chi siano state commesse violazioni dei diritti umani e del
diritto umanitario internazionale, da entrambe le parti del conflitto. I 396
firmatari della denuncia a Reed Elsevier daranno il loro sostegno a tale
scopo?".
"Pepys? accuse infamanti". Derek Sommerfield, psichiatra al
King's College di Londra e tra i firmatari della Lettera aperta invece ha
contro-attaccato. Per il medico, che ha alle spalle 40 anni di cura di vittime
di tortura, le accuse mosse dai colleghi sono "vergognose e
degradanti", violano l'etica medica e - soprattutto - non sono
circostanziate in alcun modo. Anzi, sottolinea lo psichiatra, continua a
crescere il numero di report indipendenti che confermano gli orrori già
denunciati nel luglio 2014 - e allega i risultati dell'indagine della
commissione indipendente promossa dai Medici per i diritti umani-Israele
(Physicians for Human Rights-Israel).
Il dibattito si allarga. Che le risultanze di commissioni indipendenti -
dalle Nazioni Unite alle ong più autorevoli - rafforzino il quadro di denuncia
dei medici è quel che scrivono anche John S. Yudkin (Professore emerito
all'University College di Londra e Jennifer Leaning (Direttrice del Centro
François-Xavier Bagnoud per la salute e i diritti umani dell'Università di
Harvard), su un recente editoriale sul British Medical Journal (Bmj), ampliando la
bibliografia. Nel sottolineare come non sussista alcuna relazione tra la
critica alle politiche di Israele e l'antisemitismo Yudkins e Leaning,
stigmatizzano il tono di Pepys e colleghi come "bullismo".
Richard Horton: medicina, politica e "libertà d'espressione".
Nel 2014, a ridosso della pubblicazione, Lancet ospitò 20 lettere di segno
opposto ed equamente distribuite tra loro in risposta alla "Lettera aperta
al popolo di Gaza". Per alcuni, la scelta di Horton di portare la scienza
medica nel cuore del conflitto israelo-palestinese riconosce l'ineludibile
componente politica intrinseca alla determinazione sociale della salute; per i
teorici della cosiddetta "neutralità della scienza" la medicina,
lungi dall'esser pensata come coinvolta nella politica, deve farsi gli affari
propri. In ogni caso, l'approccio radicale di Horton ha aperto un dibattito
internazionale sulla salute, di merito e di metodo. Ma lo stile di Pepys e
colleghi sembra poco rispettoso delle regole del gioco anche per gli
osservatori più autorevoli. Come ha scritto al riguardo Richard Smith, ex
direttore del British Medical Journal, "un dibattito aperto e serio è
fondamentale sia per la scienza che per la politica, e la giusta risposta a
qualcosa con cui si è in disaccordo è incoraggiare, e non sopprimere, il
dibattito".